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Cenni Storici

Origine del nome
Potrebbe derivare dal basco “ura” (acqua), o dal gentilizio romano “Aurius”; per altri da “Urius”.

Storia

Resti della media Età del Bronzo e poi resti di un edificio di età romana sono stati trovati a nord del paese in località Castellaro, dove la ferrovia passa sul fiume. Urago è citato nel sec. X tra i beni del vescovo di Cremona, appartenenza confermata in una bolla pontificia del 2 novembre 1187 dove si parla di un “castrum Uradi”.

Tra il 1100 e il 1200 i benedettini cremonesi vi costruirono una fattoria (grangia), ricordata nel toponimo “Montagnina dei frati”, che tennero fino al 1364. Fino al 1784 Urago, pur appartenendo a Brescia, fu sotto la diocesi cremonese. Alla fine del ‘200 troviamo Urago in un elenco di zone desolate, sia per guerre, epidemie, carestie, sia per l’aspetto boscoso e paludoso del territorio, che fu bonificato nel ‘300 con la realizzazione di due rogge (Vescovada e Molina).

Dal 1380 Urago - dopo essere passato da Gabriolo Aliprandi a Regina della Scala (moglie di Bernabò Visconti) - fu dei Martinengo, ai quali rimase per secoli. Nel 1427, all’epoca della battaglia di Maclodio, i Martinengo non riuscirono a difendere il castello dai Visconti, che lo distrussero. Lo stesso avvenne nel 1438 ad opera del Piccinino. In seguito si affermò definitivamente il dominio veneziano. Nel ‘500 si registrano l’occupazione francese del 1512 e, intorno al 1560, il culminare della contesa con Cremona per il fiume Oglio, risoltasi a favore di Brescia grazie alla mediazione di Domenico Bollani, prima come podestà e poi come vescovo.

Agli inizi del ‘600 gli abitanti, che secondo il capitano veneto Giovanni da Lezze vivevano in borghi fuori dal castello e coltivavano terreni spesso sassosi, erano circa 150. Nella guerra di successione spagnola i francesi si accamparono due volte (1701 e 1705) a Urago, seminando distruzione.

Solo nel 1777 Venezia accolse la richiesta di Calcio e di Urago di sostituire al traghetto un ponte stabile. Ciò portò a uno sviluppo economico della zona, se è vero che nel 1790 i lavoranti in campagna erano 755 (contro i 340 contati nel 1766), i bottegai 21 (10 nel ‘66), gli artigiani 9 (25 nel ‘66) e i carrettieri 22 (38 nel ‘66). Funzionavano tre ruote di mulino, una macina da olio, due fucine, due telai da tela e due fornaci di recente costruzione.

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